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Spese figli nel piano FIRE: 200k a 18 anni per figlio in Italia

Stime ISTAT e Federconsumatori indicano 170-250 mila euro cumulativi per figlio 0-18 anni in Italia. Come scomporre la spesa per fascia d'età, quanto recuperano assegno unico e detrazioni IRPEF, e perché un figlio aggiunge mediamente 250-300 mila euro al capitale FIRE target.

11 min di letturaGuida approfondita

Un figlio in Italia costa tra 170 mila e 250 mila euro cumulativi nei primi 18 anni di vita, secondo le stime aggiornate di Federconsumatori e i microdati ISTAT sui consumi delle famiglie. La forchetta dipende dal reddito del nucleo: nelle famiglie con reddito sotto i 35 mila euro la spesa media mensile per figlio si ferma intorno a 640 euro, in quelle sopra i 70 mila supera i 1 100. La media nazionale Federconsumatori per il 2025 si è attestata su circa 925 euro al mese per figlio, ovvero poco più di 200 mila euro nel ciclo 0-18. Per chi sta costruendo un piano FIRE in Italia, ogni figlio aggiunge tra 250 e 350 mila euro al capitale target, una volta scontati assegno unico universale e detrazioni IRPEF.

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Quanto costa davvero un figlio 0-18 anni in Italia

I numeri di partenza sono tre, e vanno tenuti separati per non confondersi.

Il primo è la stima di Federconsumatori, che pubblica annualmente il rapporto Mantenere un figlio: il costo medio annuo nel 2025 si è collocato tra 9 600 e 13 800 euro a seconda della fascia di reddito del nucleo, con una media nazionale intorno a 11 100 euro. Su 18 anni si ottengono i circa 200 mila euro cumulativi che danno il titolo a questo articolo, importo che sale facilmente a 250 mila se si include un percorso universitario residenziale fino al titolo magistrale.

Il secondo è la rilevazione ISTAT sui consumi delle famiglie, che lavora a livello di nucleo e non per singolo figlio: confronta la spesa media di una coppia senza figli con quella di una coppia con uno o due figli a parità di area geografica e fascia di reddito, e attribuisce il differenziale al figlio. Il delta osservato negli ultimi rilevamenti oscilla tra 590 e 980 euro mensili per figlio, valore più basso di quello Federconsumatori perché ISTAT non include voci come "fondo dedicato istruzione futura" o stime di mancato risparmio.

Il terzo è l'indagine sui bilanci delle famiglie di Bankitalia, utile come controllo: la spesa pro capite in nuclei con figli minorenni risulta sistematicamente più alta nel Nord-Ovest e nei capoluoghi rispetto alle zone interne, con un gap che può raggiungere il 35-40% sulle voci asilo, attività extrascolastiche e affitti adeguati. È la stessa logica che la nostra guida al simulatore costo della vita usa per scalare il piano FIRE per area di residenza.

Il numero su cui ragionare nel piano FIRE è una forchetta robusta: 170-250 mila euro cumulativi per figlio fino a 18 anni, con la media nazionale italiana intorno a 200 mila.

La spesa per figlio non è costante: 4 fasce di età

La voce "925 euro al mese" è una media che nasconde una distribuzione molto irregolare. Per dimensionare correttamente il bisogno di liquidità anno per anno conviene scomporre il ciclo 0-18 in quattro fasce.

Fascia età Voci principali Spesa mensile media (€) Impatto cumulativo (€) Note FIRE
0-3 anni Nido (350-650), pediatra/sanità, abbigliamento frequente, prima dotazione 950-1 350 38 000-49 000 picco nido nelle città; in alternativa baby-sitter o nonni
4-6 anni Scuola materna, sport iniziali, abbigliamento, vacanze 700-900 30 000-38 000 materna statale gratuita riduce di 250-400 €/mese
7-13 anni Scuola primaria/media, sport e musica, dental, gita scolastica 800-1 050 75 000-99 000 dental ortodontico tipico 3 500-5 500 € spalmati 24-30 mesi
14-18 anni Scuola superiore, trasporti, smartphone/PC, primi viaggi, ripetizioni 1 050-1 350 63 000-81 000 voce digitale e mobilità in crescita strutturale

I dati sono medie nazionali pesate ricavate dall'incrocio tra Federconsumatori e i consumi delle famiglie ISTAT; per Roma, Milano e Bologna i valori medi vanno alzati del 15-20%. La voce nido nei primi tre anni è quella che segna la massima dispersione: nido pubblico comunale può costare 200-350 euro al mese in base all'ISEE, nido privato in città capoluogo arriva a 700-900 euro. Per chi vive di rendita FIRE la differenza non è solo monetaria — è anche organizzativa, perché il nido pubblico richiede graduatorie e flessibilità sugli orari che il lavoratore dipendente classico non ha.

La fascia 14-18 sorprende spesso chi pianifica solo sulle prime fasce: scuola superiore con libri, gita all'estero, smartphone con piano dati, mobilità autonoma in città medio-grande, eventuale ripetizione su due materie portano la spesa media oltre i 1 200 euro mensili nella fascia di reddito superiore alla mediana.

Assegno unico universale: 140-200 € al mese di compensazione

Da marzo 2022 in Italia esiste l'assegno unico e universale per i figli a carico, erogato direttamente da INPS su base mensile. Sostituisce assegni familiari, detrazioni per figli minori di 21 anni e bonus mamma domani precedenti. L'importo è modulato sull'ISEE del nucleo e prevede maggiorazioni per famiglie numerose, figli con disabilità, madri sotto i 21 anni e nuclei monoreddito.

Per il 2026 gli importi vigenti, indicizzati all'inflazione HICP, si articolano grosso modo così:

  • ISEE fino a circa 17 000 €: importo pieno intorno a 200 € mensili per figlio minore.
  • ISEE tra 17 000 e 45 000 €: importo decrescente lineare, mediamente 140-180 € per figlio.
  • ISEE oltre 45 000 € o non presentato: importo minimo intorno a 57 € per figlio.

Maggiorazioni significative scattano dal terzo figlio in poi (fino a 100 € aggiuntivi) e per nuclei con entrambi i genitori che lavorano (circa 30 € in più per figlio fino a 14 anni). Su 18 anni di erogazione, in un nucleo con ISEE medio (25-35 mila), l'assegno unico vale circa 33-38 mila euro cumulativi per figlio: una compensazione reale ma parziale rispetto ai 200 mila spesi.

Per chi punta al FIRE è utile tenere presente un punto poco discusso: l'assegno unico è universale e non legato allo status occupazionale, quindi resta erogabile anche dopo la transizione a vita di rendita, purché si presenti correttamente l'ISEE. Vale la pena ricalcolarlo ogni anno dopo aver smesso di lavorare, perché la base imponibile e il patrimonio finanziario possono spostare lo scaglione.

Detrazioni IRPEF figli a carico: cosa resta dopo l'assegno unico

Con l'introduzione dell'assegno unico, le detrazioni IRPEF per figli a carico sono state riformate. Per i figli minori di 21 anni la detrazione tradizionale è stata assorbita nell'assegno unico e non è più cumulabile. Resta in vigore una detrazione, fino a 950 € per figlio, per i figli a carico dai 21 anni in su che soddisfano i requisiti di reddito (oggi soglia 4 000 € lordi annui per figlio fino a 24 anni, 2 840,51 € sopra i 24).

Per il piano FIRE significa due cose. Primo, fino ai 21 anni il sostegno fiscale è esclusivamente l'assegno unico. Secondo, dai 21 ai 25-26 anni — fascia tipica del percorso universitario o del primo impiego instabile — la detrazione fino a 950 € a figlio torna disponibile, e per un nucleo con due figli universitari può valere 1 600-1 900 € l'anno di IRPEF risparmiato, a patto che il genitore abbia ancora reddito imponibile sufficiente a "scaricare" la detrazione. Chi è già in fase FIRE pura senza redditi da lavoro ha imponibile basso o nullo e non può sfruttare la detrazione: è uno degli effetti collaterali poco discussi del decumulo precoce e va incrociato con quanto detto nella guida alla regola del 4% in Italia sulla pianificazione fiscale del prelievo.

Per famiglie con almeno un genitore ancora in attività durante gli anni universitari dei figli, la detrazione resta uno strumento da non trascurare. Spostare l'eventuale carico fiscale sul genitore con reddito più alto, quando consentito dalle regole di assegnazione del 50% / 100%, ottimizza il netto familiare di 200-400 € all'anno per figlio.

Impatto sul capitale FIRE: ogni figlio = +250-350 mila € di target

È la conversione che interessa davvero chi pianifica. Partiamo dai numeri.

Spesa media netta mensile per figlio italiano, dopo aver scontato assegno unico universale: circa 925 € − 160 € = 765 € al mese effettivi. Su 18 anni: 165 mila euro cumulativi. Ma il piano FIRE non si dimensiona sul cumulato 0-18: si dimensiona sull'incremento permanente del fabbisogno annuo che il portafoglio deve sostenere durante quei 18 anni e sulla quota di risparmio che, in alternativa, sarebbe stata investita.

Applicando la logica del 3,5% lordo italiano, una spesa aggiuntiva di 1 000 € mensili (12 000 € annui lordi, considerando il 26% di carico fiscale sul prelievo) richiede un capitale aggiuntivo di 12 000 / 0,035 ≈ 343 000 € per essere sostenuta indefinitamente. Anche assumendo una spesa che termina ai 22-24 anni del figlio anziché essere perpetua, il capitale necessario per coprirla con sicurezza per 22 anni di decumulo si colloca tra 220 e 280 mila euro a seconda del tasso reale assunto sul portafoglio.

In pratica, per un piano FIRE costruito su una coppia con un figlio si possono usare due approcci alternativi:

  • Approccio "spese correnti": includere la spesa media mensile per figlio (700-900 €) direttamente nel fabbisogno annuo che alimenta il calcolo del capitale target. Semplice ma sovrastima per la fase post-22 anni e non distingue i picchi 0-3 anni.
  • Approccio "fondo dedicato": separare un fondo specifico per spese figlio (target 200-250 mila € a 18 anni del figlio) gestito con ETF azionari globali in fase di accumulazione, e tenere il piano FIRE principale dimensionato sulla coppia. Più trasparente, fiscalmente più efficiente, e si adatta meglio al modello esposto nella guida al FIRE da coppia con due redditi.

Per due o più figli i numeri scalano in modo non perfettamente lineare: condivisione di spazi, vestiti tramandati, libri scolastici riutilizzabili abbattono il costo del secondo figlio del 15-20% rispetto al primo. La media Federconsumatori per il secondo figlio in nucleo già esistente si attesta intorno a 770 €/mese contro i 925 del primo.

Fondo dedicato vs spesa corrente: come strutturarlo nel piano

Il fondo dedicato per le spese figlio è la struttura preferita da chi pianifica un FIRE multi-target perché separa il rischio di sequenza del capitale principale dal flusso vincolato a obblighi familiari. La struttura tipica prevede tre orizzonti temporali, in linea con la logica esposta nella bucket strategy a 3 secchi.

Per un figlio di 0 anni con orizzonte 18-22 anni: 100% ETF azionario globale ad accumulazione (es. FTSE All-World), versamento mensile equivalente al PAC necessario per arrivare a 220-250 mila euro al traguardo, con switch graduale verso obbligazioni a partire da 4 anni prima della laurea/diploma per ridurre il rischio sequenza nei picchi di spesa.

Per un figlio di 8-10 anni con orizzonte 8-14 anni: portafoglio bilanciato 60/40, perché gli orizzonti residui non giustificano il 100% azionario di fronte all'obbligo di esborso entro un periodo limitato.

Per un figlio prossimo al diploma (16-18 anni): fondo prevalentemente liquido o in BTP a brevissima scadenza, perché i picchi di spesa universitaria arrivano nei 24-48 mesi successivi e il rischio di drawdown azionario non è recuperabile.

L'alternativa, ovvero includere tutta la spesa figli direttamente nel fabbisogno corrente del piano FIRE principale, ha il vantaggio della semplicità ma comporta una sovradimensionamento del capitale di base che continua a essere richiesto anche dopo che i figli sono diventati indipendenti. Per un FIRE precoce con figli piccoli è quasi sempre meno efficiente del fondo dedicato.

Per famiglie che vogliono anche pianificare un trasferimento patrimoniale anticipato, è utile incrociare quanto detto qui con la guida alla donazione anticipata ai figli come strategia FIRE.

Sintesi operativa

  • Il costo medio nazionale per figlio 0-18 anni in Italia oscilla tra 170 e 250 mila euro cumulativi (Federconsumatori, ISTAT), con media intorno a 200 mila.
  • La spesa mensile non è costante: picco 0-3 anni (950-1 350 €) per nido, plateau 7-13 anni, secondo picco 14-18 anni (1 050-1 350 €) per scuola superiore e mobilità.
  • L'assegno unico INPS compensa 33-38 mila euro su 18 anni in un nucleo a ISEE medio; resta erogabile anche durante il FIRE.
  • Le detrazioni IRPEF per figli sotto 21 anni sono assorbite nell'assegno unico; restano fino a 950 €/figlio per i 21-26 anni a determinate soglie reddituali.
  • Ogni figlio aggiunge 250-350 mila euro al capitale FIRE target se applichi un prelievo lordo del 3,5%, ovvero 220-280 mila se separi un fondo dedicato terminato a 22-24 anni.
  • Fondo dedicato in ETF azionari globali con switch graduale verso bond 4 anni prima del traguardo è la struttura più efficiente per chi parte da figli sotto i 10 anni.

Domande frequenti

Quanto costa davvero un figlio in Italia oggi?

Tra 170 e 250 mila euro cumulativi nei primi 18 anni di vita secondo l'incrocio tra rilevazioni ISTAT sui consumi delle famiglie e il rapporto annuale Federconsumatori. La forchetta dipende dal reddito familiare e dall'area geografica: nei capoluoghi del Nord la stima sale del 15-20%, in nuclei a basso reddito scende del 25-30%. La media nazionale 2025 di Federconsumatori è 925 € al mese per figlio.

Quanto rende l'assegno unico universale per figlio?

Per il 2026 va da circa 200 € al mese per figlio (ISEE fino a 17 000 €) a 57 € (ISEE oltre 45 000 € o non presentato), con maggiorazioni per famiglie numerose e nuclei con entrambi i genitori che lavorano. In un nucleo con ISEE medio (25-35 mila €) l'importo si attesta tra 140 e 180 € mensili per figlio. Su 18 anni vale 33-38 mila euro cumulativi: una compensazione reale ma parziale rispetto ai 200 mila spesi. Dettagli completi sulla scheda INPS dell'assegno unico.

Quanto capitale aggiuntivo mi serve per ogni figlio se voglio raggiungere il FIRE?

Applicando un tasso di prelievo lordo del 3,5% al fabbisogno netto medio mensile per figlio (circa 1 000 € lordi dopo assegno unico), il capitale aggiuntivo è circa 343 mila euro se la spesa fosse perpetua. Considerando che la spesa cessa o si attenua intorno ai 22-24 anni del figlio, il capitale realisticamente necessario è 220-280 mila euro. Per la coppia con due figli, contando la non linearità della spesa per il secondo, il delta totale è tipicamente 400-500 mila euro.

Conviene un fondo dedicato per i figli o includere tutto nel piano FIRE?

Per FIRE precoce con figli sotto i 10 anni il fondo dedicato è quasi sempre più efficiente: separa il rischio sequenza, sfrutta orizzonti più lunghi per il 100% azionario, evita di sovradimensionare il capitale principale per spese che si esauriranno. La struttura tipica è ETF azionario globale ad accumulazione con switch graduale verso bond 4 anni prima del traguardo, secondo la stessa logica della bucket strategy a 3 secchi.

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