A maggio 2026 lo spread option-adjusted dei corporate high yield euro contro il Bund decennale viaggia intorno a 350 punti base, con yield-to-worst nell'area 5,8-6,0% lordi sull'indice ICE BofA Euro High Yield. Il dato sembra interessante a confronto con il 3,1% di un BTP a 7 anni, ma nasconde la stessa promessa di sempre dell'asset class: extra-rendimento contro un default rate medio ponderato del 4% annuo sul lungo periodo, secondo l'Annual Default Study di Moody's, e una correlazione con l'azionario che esplode esattamente quando servirebbe diversificazione. In un piano FIRE italiano, questo significa che gli high yield non sostituiscono il bond investment grade del bucket difensivo — e che vanno trattati per quello che sono: una variante di rischio azionario con cedola.
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Cos'è davvero un bond high yield: il salto sotto BBB-
Si chiama high yield qualsiasi obbligazione corporate con rating sotto BBB- (S&P/Fitch) o Baa3 (Moody's). Sotto quella soglia il mercato applica uno spread aggiuntivo sostanziale per compensare due rischi: probabilità di default più alta nei prossimi 5 anni, e recovery rate inferiore in caso di insolvenza. La separazione non è cosmetica: investment grade e speculative grade hanno comportamenti statistici diversi in fase di stress, e la maggior parte degli investitori istituzionali ha mandati che li obbligano a vendere automaticamente i fallen angels appena scendono sotto BBB-, generando le condizioni di prezzo "tecnico" tipiche di marzo 2020 o ottobre 2008.
L'esposizione retail più diffusa in Europa passa per ETF UCITS armonizzati. Il riferimento europeo è iShares Euro High Yield Corp Bond UCITS ETF (IHYG, IE00B66F4759, TER 0,50%), che replica fisicamente l'indice Markit iBoxx EUR Liquid High Yield. Distribuzione cedole semestrale, oltre 5 miliardi di AUM, duration intorno a 3,2 anni, yield-to-maturity lordo a maggio 2026 nell'area del 5,8%. Esiste l'analogo dollaro iShares USD High Yield Corp Bond UCITS (IHYU, IE00BCRY6557), che per un FIRE italiano introduce però rischio cambio non hedgiato, valutabile solo nel contesto di una strategia esplicita.
Spread, yield e default rate: l'aritmetica dell'extra-rendimento
Lo spread high yield non è un regalo: è un premio per il rischio che la matematica del lungo periodo riallinea con i fatti. Lo schema è sempre lo stesso: yield = rendimento risk-free + spread di credito − perdite attese da default × (1 − recovery rate).
I numeri storici sono robusti perché provengono da serie quarantennali. Il trailing 12-month default rate globale speculative-grade pubblicato da Moody's si è mosso tra l'1,5% (2007 prima della crisi, 2014, 2018) e il 14,7% (novembre 2009) negli ultimi 25 anni. Media ponderata pluriennale: ~4% annuo. Recovery rate medio sulle obbligazioni senior unsecured: 38-42%. Tradotto: la perdita attesa media è 4% × (1 − 0,40) = 2,4 punti percentuali l'anno di rendimento "mangiato" dai default sul lungo periodo, prima delle commissioni dell'ETF e prima della tassazione italiana.
Lo studio annuale 2024 di S&P Global Ratings conferma l'ordine di grandezza con metodologia indipendente: tasso di default speculative grade globale 2024 al 4,1%, con concentrazione settoriale persistente su media e consumer discretionary. La differenza chiave rispetto al passato è che il segmento CCC e inferiore — la coda più rischiosa dell'HY — pesa oggi nell'indice europeo intorno al 9% contro il 4-5% del 2014: l'HY del 2026 è strutturalmente di qualità peggiore dell'HY pre-2010.
Drawdown 2008 e 2020: dove crolla la diversificazione
Il punto debole degli high yield non è il default rate medio: è il comportamento durante gli shock di mercato. Quando l'azionario crolla, gli spread HY si allargano violentemente perché il mercato riprezza simultaneamente il rischio di recessione e la probabilità di default a 12 mesi. Il risultato è una correlazione con l'equity che nei mesi normali è 0,5-0,6 e durante le crisi sale verso 0,8-0,9, esattamente come documenta il whitepaper di BlackRock sulla portfolio allocation HY.
| Asset (total return EUR) | Yield 2026 | Default rate medio | Drawdown 2008 | Drawdown 2020 (Q1) | Correlazione equity 1Y |
|---|---|---|---|---|---|
| HY corporate euro (es. IHYG / iBoxx EUR HY) | ~5,8% | ~4% | -27% | -22% | 0,75 |
| IG corporate euro (es. IEAC / iBoxx EUR Corp) | ~3,5% | ~0,1% | -4% | -8% | 0,30 |
| Stato area euro 7-10y (es. IBGM) | ~2,8% | ~0% | +9% | +1% | -0,15 |
| MSCI World EUR (riferimento equity) | n/d | n/d | -38% | -32% | 1,00 |
I numeri raccontano una storia precisa: durante 2008 l'HY euro ha perso il 27% (drawdown intra-anno calcolato sul total return dell'indice Markit iBoxx EUR Liquid High Yield), mentre i Bund decennali hanno guadagnato il 9% nello stesso periodo. Nel marzo 2020, in piena pandemia, l'HY ha perso il 22% in un mese, recuperato in larga parte entro fine anno grazie all'intervento BCE sul corporate bond purchase, mentre i titoli di Stato hanno tenuto piatti o positivi. Un investitore che avesse contato sull'HY come "obbligazione che ti diversifica dal crollo azionario" sarebbe rimasto senza paracadute esattamente nel momento in cui serviva.
Fiscalità italiana: il 26% sull'extra-yield
Cedole e capital gain degli ETF high yield euro scontano in Italia l'imposta sostitutiva del 26% come qualsiasi ETF corporate. Non c'è la facilitazione del 12,5% riservata a titoli di Stato area euro ed equiparati: un BTP a 7 anni con rendimento lordo del 3,1% lascia netto 2,71%, mentre un IHYG con rendimento lordo del 5,8% lascia netto 4,29%. La differenza netta cala da 2,7 a 1,58 punti percentuali, che è una compressione significativa del premio di rischio nominale.
Su questa base si innesta la perdita attesa da default — 2,4 punti l'anno mediamente, come visto sopra. Il rendimento netto di lunghissimo periodo dell'HY euro si comprime quindi nell'ordine del 1,8-2,0% reale aggiustato per default, contro l'1,5-1,7% di un IG euro netto: il premio di rischio "vero" è di 30-50 punti base, non i 280 punti base apparenti. Ed è un premio di rischio che si paga, in termini di volatilità, con drawdown 2,5-3 volte superiori a quelli dell'IG. La stessa logica della tassazione 26% vs 12,5% rende ancora più sbilanciato il confronto rispetto a un BTP, ed è uno dei motivi per cui nel bucket 2 difensivo della bucket strategy a 3 secchi gli HY vanno esclusi sistematicamente.
Mai nel bucket 2 difensivo: perché la regola è categorica
Il bucket 2 della bucket strategy ha una funzione precisa: garantire 5-7 anni di spese senza dover vendere azionario in drawdown. Per assolvere a quella funzione, lo strumento deve avere due caratteristiche non negoziabili: bassa correlazione con il bucket 3 azionario nei momenti di stress, e drawdown contenuti (idealmente sotto -10%) nei worst-case storici.
Gli high yield falliscono entrambi i test. La correlazione con l'equity in regime di crisi è 0,75-0,90, e i drawdown 2008 e 2020 sono stati rispettivamente -27% e -22%, paragonabili a quelli di un portafoglio 60/40 e quasi triplo di un IG corporate euro nello stesso periodo. Mettere HY nel bucket 2 significa scoprire, esattamente nell'anno in cui si deve prelevare per evitare di toccare l'azionario, che anche il bucket "difensivo" è in perdita del 20%. È un fallimento strutturale dello strumento rispetto alla funzione, non una sfortuna di un anno particolare.
La conseguenza pratica per chi sta costruendo un portafoglio FIRE secondo le logiche della guida obbligazioni per prelevare rendita in euro è netta: il bucket 2 va riempito con BTP nominali e/o BTP€i indicizzati, integrati eventualmente con un ETF IG euro tipo iShares Core EUR Corp Bond (IE00B3F81R35), e gli HY vanno tenuti contabilmente fuori. Se proprio si vogliono in portafoglio, vanno classificati nella quota azionaria, non in quella difensiva.
Uso eventuale come satellite ≤10% della quota azionaria
C'è un caso in cui gli high yield possono avere un ruolo legittimo nel portafoglio FIRE: come satellite contenuto della quota azionaria, non del reddito fisso. La logica è opposta a quella tradizionale: l'HY è considerato per quello che si comporta come, ossia una variante di rischio azionario con yield più alto e duration più corta, utile in contesti specifici dove ci si aspetta compressione spread (uscita da recessione, ciclo monetario espansivo) ma non si vuole esposizione equity diretta.
In questo schema, una quota di IHYG fino al 10% della componente azionaria del portafoglio (cioè 3-6% del totale per un investitore con allocazione equity 60-65%) può aggiungere yield corrente senza alterare in modo materiale il profilo di rischio complessivo. La regola di dimensionamento e l'allocazione totale vanno comunque testate sul caso specifico col simulatore di portafoglio, specie quando si pianifica di mantenere quote rilevanti in ETF azionari globali come quelli analizzati nella guida ai migliori ETF FIRE. Per un portafoglio costruito con la logica del 80% azionario aggressivo, la stessa regola si traduce in massimo 8% di HY sul totale.
Tre condizioni operative per chi sceglie di tenere HY come satellite:
- Non rebalanciare automaticamente l'HY nel bucket 2: trattarlo come quota azionaria nei calcoli di asset allocation e di refill.
- Preferire HY euro a HY USD non hedgiato per evitare di sommare rischio cambio a rischio credito.
- Considerare la riduzione progressiva dell'HY in fase di glide path verso il decumulo pensione: meno utile l'extra-yield quando l'orizzonte si comprime e i drawdown contano di più.
Sintesi operativa
- Yield HY euro maggio 2026 ~5,8% lordo, ~4,29% netto al 26%, contro 3,5% lordo IG corporate e 3,1% lordo BTP 7 anni (12,5%).
- Default rate medio storico speculative grade ~4% annuo (Moody's, S&P), recovery 38-42%: perdita attesa media 2,4 punti percentuali l'anno.
- Drawdown 2008 -27% e 2020 (Q1) -22% sull'indice HY euro: correlazione con equity in stress 0,75-0,90.
- Esclusione categorica dal bucket 2 difensivo della bucket strategy: l'HY non assolve la funzione di paracadute durante i drawdown azionari.
- Uso eventuale come satellite contenuto (≤10% della quota azionaria, 3-8% del totale), classificato come rischio azionario non come reddito fisso.
- Preferire HY euro a HY USD non hedgiato per evitare doppia esposizione (credito + cambio).
Domande frequenti
Posso usare un ETF high yield al posto di un BTP a 7 anni?
No, non sono asset interscambiabili. Il BTP è uno strumento del bucket 2 con rischio paese ma drawdown limitati e tassazione 12,5%. L'IHYG è esposizione al rischio di credito speculative grade, con drawdown storici 2008 e 2020 nell'area -22/-27% e tassazione 26%. Le funzioni nel portafoglio sono diverse e non si sostituiscono.
Lo spread HY euro a 350 punti base è caro o interessante?
Storicamente sotto la media 2010-2024 (~430 bp). Spread compressi non sono di per sé un segnale negativo, ma riducono il margine di sicurezza in caso di shock. Allargamenti rapidi tipici dei bear market portano lo spread oltre 800-1.000 bp in poche settimane: chi entra a 350 bp deve mettere in conto la possibilità di un drawdown di entrata da -15/-20% prima che lo spread torni a comprimersi.
Gli HY proteggono dall'inflazione?
Solo parzialmente e indirettamente. L'HY è duration corta (3-4 anni) quindi soffre meno dell'IG e dei governativi lunghi all'aumento dei tassi. Ma in fase di shock inflattivo classico (2022) gli HY perdono comunque il 12-14% perché il mercato sconta simultaneamente recessione e default più alti. Per copertura inflazione esplicita, BTP€i nel bucket 2 sono più diretti.
Conviene HY euro o HY USD per un FIRE italiano?
HY euro è la scelta di base per chi non vuole sommare rischio cambio. HY USD non hedgiato aggiunge volatilità EUR/USD che storicamente si muove di 8-12% l'anno, in larga parte non correlata con il rischio di credito sottostante. La versione hedgiata in euro elimina il problema cambio ma costa 200-250 bp annui di costo di copertura nel contesto attuale, erodendo gran parte dell'extra-yield. Per quasi tutti gli scenari FIRE italiani, HY euro non hedgiato è la soluzione più pulita.