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White list paesi e tassazione 12,5%: la lista per il FIRE italiano

Quali Stati esteri rientrano nella white list italiana, perché un Bund tedesco o un Treasury USA scontano il 12,5% mentre un governativo argentino o delle Bahamas paga il 26%, e come verificare ogni nuovo strumento prima di acquistarlo.

12 min di letturaGuida approfondita

Un Bund tedesco e un'obbligazione corporate argentina con stessa cedola lorda del 4% non danno lo stesso netto a un residente italiano. Sul Bund l'imposta sostitutiva è del 12,5%, perché la Germania è inclusa nella white list italiana; sull'emissione argentina si applica il 26%, perché l'Argentina ne è esclusa. Sono 13,5 punti percentuali di differenza fiscale a parità di tutto il resto, derivanti da un meccanismo che la maggior parte degli investitori incontra solo quando il broker gli applica un'aliquota inattesa. La regola è scritta in due provvedimenti: l'art. 168-bis del TUIR e il DM 4 settembre 1996, che definiscono l'elenco degli Stati con cui l'Italia ha in essere un adeguato scambio di informazioni.

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Cos'è la white list e cosa la rende rilevante per il FIRE

La "white list" è l'elenco degli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni con l'amministrazione fiscale italiana. È un concetto che nasce sul piano dell'antiriciclaggio e del contrasto all'evasione internazionale, ma produce conseguenze dirette sulla tassazione di redditi finanziari di fonte estera. La cornice normativa è oggi nell'art. 168-bis del TUIR (testo su Normattiva), che rinvia a un decreto ministeriale per l'individuazione concreta dei paesi.

Il decreto base resta il DM 4 settembre 1996 (Normattiva), modificato a più riprese — gli aggiornamenti più rilevanti sono del 2015, 2016 e 2017, e hanno progressivamente ampliato l'elenco fino a comprendere oggi oltre 120 Stati. La pagina di riferimento del Dipartimento delle Finanze del MEF raccoglie i provvedimenti successivi.

Per chi costruisce un portafoglio FIRE diversificato a livello globale, la white list non è un dettaglio tecnico: è il discrimine tra il 12,5% e il 26% di imposta sostitutiva su una fetta intera del reddito fisso del portafoglio. Su un decumulo trentennale a 30 000 € l'anno di cedole, parlare di 13,5 punti di aliquota su una quota anche solo del 30% del reddito significa qualche centinaio di migliaio di euro di imposte differenziali sull'intero ciclo.

La conseguenza fiscale: 12,5% o 26%, niente vie di mezzo

L'art. 26-bis del DPR 600/1973 e la disciplina dell'imposta sostitutiva su redditi di capitale (D.Lgs. 239/1996 per i titoli pubblici e DPR 600 per le obbligazioni private) prevedono per le persone fisiche residenti l'aliquota agevolata del 12,5% quando l'emittente è uno Stato sovrano, un ente pubblico territoriale o un'organizzazione internazionale, a condizione che lo Stato sia incluso nella white list. Negli altri casi si applica il 26% ordinario.

Il chiarimento operativo più citato è la Risoluzione 76/E del 2013 dell'Agenzia delle Entrate, che ha confermato l'estensione del regime ridotto alle obbligazioni di Stati ed enti pubblici esteri di paesi white list, sia per le cedole sia per le plusvalenze da negoziazione. Approfondiamo l'applicazione pratica nella nostra guida alla tassazione dei titoli di Stato esteri in Italia.

Il punto da cui non si esce è che l'aliquota agevolata si applica:

  • ai titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT, BTP€i e analoghi);
  • ai titoli emessi da enti territoriali italiani inclusi in elenco;
  • ai titoli sovrani ed enti pubblici di Stati white list;
  • ai titoli emessi da organizzazioni internazionali (BEI, BIRS, Banca Mondiale).

Un'obbligazione corporate, anche se emessa da una società di un paese white list (per esempio Apple negli USA o Volkswagen in Germania), resta tassata al 26%: la regola riguarda gli emittenti pubblici, non la nazionalità dell'emittente.

Tabella dei principali paesi white list per l'investitore italiano

L'elenco completo supera i 120 Stati e include tutta l'UE, lo Spazio Economico Europeo e la maggior parte dei mercati sviluppati. Di seguito i paesi rilevanti per chi costruisce un portafoglio FIRE, ordinati per peso tipico nelle allocazioni globali, con un esempio di strumento sovrano scambiato in Italia o accessibile via broker.

Paese White list Aliquota su titoli pubblici Esempio strumento
Italia 12,5% BTP, BTP€i, BOT
Stati Uniti 12,5% US Treasuries (T-Note 10y)
Germania 12,5% Bund 10y
Francia 12,5% OAT 10y
Spagna 12,5% Bonos del Estado
Regno Unito 12,5% Gilts
Svizzera 12,5% Confederation bonds CHF
Paesi Bassi 12,5% DSL 10y
Australia 12,5% Australian Government Bond
Giappone 12,5% JGB 10y
Canada 12,5% Canada Government Bond
Singapore 12,5% Singapore Government Securities
Hong Kong No (esclusa storicamente) 26% HKSAR bonds
Argentina No 26% Bonos AL30 / GD30
Bahamas No 26% Eurobond sovrani

L'esclusione di Hong Kong, Argentina e dei centri off-shore caraibici (Bahamas, Cayman, Bermuda) è il caso che si incontra più spesso nei portafogli reali: chi ha comprato un BTP non si pone il problema, ma chi acquista un emerging market bond o un titolo sovrano in valuta locale deve verificarlo prima dell'ordine.

Come verificare un nuovo strumento prima dell'acquisto

La verifica è meno banale di quanto sembri perché l'elenco si aggiorna periodicamente. La procedura ragionevole prima di un ordine su un sovrano estero o una sua replica via ETF mono-paese è in tre passaggi.

Primo, identificare l'emittente reale dello strumento, non la borsa di quotazione. Un'obbligazione governativa giapponese acquistata su un mercato europeo resta giapponese; un eurobond emesso da un'entità delle Cayman a copertura di un emittente sostanzialmente USA va guardato per quello che dice il prospetto, non per dove si compra. Il dettaglio è spesso nel KID/KIID e nel termsheet.

Secondo, controllare la white list aggiornata. La fonte canonica è la pagina del MEF dedicata allo scambio di informazioni, che linka i provvedimenti modificativi del DM 4 settembre 1996. Per un riscontro veloce molti broker italiani in regime amministrato (Fineco, Directa) espongono già nell'anteprima d'ordine l'aliquota che applicheranno: se vedi 12,5% su un sovrano estero, la posizione è white list per quel broker; se vedi 26%, non lo è.

Terzo, in caso di dubbio su strumenti complessi (sukuk sovrani, obbligazioni di agenzie statali, fondi sovrani con emissioni proprie), conviene chiedere conferma scritta al broker o al consulente fiscale. Le riqualificazioni successive in dichiarazione, soprattutto in regime dichiarativo, sono possibili ma costose in termini di tempo. Per inquadrare le scelte di broker e regime fiscale ti rimandiamo alla guida sulla scelta tra broker italiano ed estero per il FIRE.

Esempi pratici: dove cambia davvero il netto

I numeri rendono il punto più chiaro di qualunque tabella normativa. Considera tre strumenti che potresti realisticamente trovare in un portafoglio FIRE diversificato.

BTP€i scadenza 2033, cedola reale 1,5%, white list (Italia). Su una cedola lorda di 1 500 € su 100 000 € nominali, l'imposta sostitutiva è di 187,50 € e il netto incassato è 1 312,50 €. La rivalutazione del capitale per inflazione, riconosciuta come cedola virtuale annuale, segue lo stesso 12,5%. Per il funzionamento dei BTP€i nel decumulo, vedi la nostra guida BTP Italia vs BTP classici per il FIRE.

US Treasury 10y, cedola lorda 4%, white list (USA). Su 100 000 USD nominali una cedola annua di 4 000 USD viene tassata al 12,5% in Italia (perché gli USA sono in white list e i Treasury sono titoli di Stato), per un netto di 3 500 USD. Il rischio cambio EUR/USD resta un fattore separato dalla tassazione, ed è il motivo per cui spesso si preferisce un'esposizione hedged via ETF. Approfondimento sulle scelte di ETF obbligazionari globali nella nostra guida dedicata.

Eurobond sovrano argentino in USD, cedola 5%, fuori white list. Stessi 100 000 USD nominali, cedola 5 000 USD, ma imposta sostitutiva al 26%: 1 300 USD di tasse contro i 625 USD che pagheresti se l'Argentina fosse white list. La differenza di 675 USD all'anno su questa singola posizione è quasi un'intera cedola al netto. La stessa logica si applica a fondi e ETF mono-paese che concentrano l'esposizione su sovrani non white list: il loro rendimento netto in mano all'investitore italiano è significativamente inferiore al rendimento lordo di facciata.

Sui dividendi e cedole esteri si aggiunge la questione della doppia imposizione e della ritenuta alla fonte estera, che è un tema parzialmente sovrapposto ma distinto: la affrontiamo nella guida alla withholding tax sui dividendi USA per l'investitore italiano.

White list e ETF: cosa cambia per il FIRE diversificato

Per un investitore italiano in regime amministrato che usa ETF UCITS armonizzati come strumento principale, la white list ha due implicazioni operative.

La prima è che gli ETF UCITS sono di per sé tassati al 26% sui proventi distribuiti e sulle plusvalenze da rimborso/vendita, indipendentemente dal contenuto sottostante (pochissime eccezioni note, come gli ETF che investono esclusivamente in titoli di Stato white list e che ricalcolano il proprio rendimento applicando la quota agevolata in modo riconducibile in dichiarazione). In pratica, comprare un ETF aggregato di Bund e Treasuries fa scontare il 26% su tutto il reddito, mentre comprare gli stessi Bund e Treasuries diretti farebbe scontare il 12,5%. Il dettaglio sulla tassazione degli ETF e plusvalenze in Italia è nella guida dedicata.

La seconda è che la white list resta rilevante per il secchio governativo di chi struttura un decumulo a tre bucket: se il bucket 2 contiene BTP, Bund e Treasuries diretti — tutti white list, tutti al 12,5% — il vantaggio fiscale è di 30-50 punti base annui rispetto a un ETF aggregate corporate equivalente come duration. Lo abbiamo già discusso nella guida alla bucket strategy a 3 secchi.

Errori frequenti sul perimetro della white list

Alcune fraintendimenti ricorrenti che vediamo nei portafogli reali.

  • Confondere paese di quotazione con paese di emissione: un titolo argentino quotato a Francoforte resta argentino e fuori white list. La quotazione su mercato regolamentato europeo non lo rende white list.
  • Pensare che la white list valga per tutti i redditi: gli interessi su corporate bond di paesi white list restano al 26%. La regola riguarda la qualità pubblica dell'emittente, non solo la sua geografia.
  • Ignorare gli aggiornamenti: l'elenco si è ampliato più volte tra il 2015 e il 2024 (con ingressi di paesi prima esclusi). Verificare l'ultima versione prima di un acquisto su un emittente non scontato è una buona prassi.
  • Confondere white list con paradisi fiscali: la white list nasce dallo scambio di informazioni e include molti paesi a fiscalità ordinaria; viceversa, alcuni Stati con regimi fiscali agevolati interni sono comunque in white list perché collaborano sull'informazione. Le due categorie non sono speculari.

Sintesi operativa

  • La white list (DM 4/9/1996, art. 168-bis TUIR) elenca oltre 120 paesi che consentono adeguato scambio di informazioni con l'Italia.
  • I titoli di Stato e di enti pubblici emessi da paesi white list scontano il 12,5% di imposta sostitutiva; quelli fuori white list pagano il 26%.
  • USA, Germania, Francia, UK, Svizzera, Australia, Giappone, Singapore sono dentro: i loro Treasuries, Bund, OAT, Gilts si tassano al 12,5%.
  • Hong Kong, Argentina, Bahamas e i principali centri off-shore caraibici sono fuori: 26% sui loro sovrani.
  • I corporate bond restano al 26% anche se l'emittente è in un paese white list: la regola riguarda gli emittenti pubblici.
  • Verifica sempre prima dell'ordine: la fonte ufficiale è la pagina del MEF, e in regime amministrato il broker espone l'aliquota nell'anteprima.

Domande frequenti

Un Treasury USA tassa davvero al 12,5% in Italia?

Sì. Gli Stati Uniti sono inclusi nella white list, e i Treasury (T-Bill, T-Note, T-Bond) sono titoli di Stato sovrano. L'imposta sostitutiva italiana sulle cedole e sulle plusvalenze realizzate è del 12,5%. Resta separato il tema della ritenuta alla fonte USA, che per i Treasury detenuti da un non-resident alien con W-8BEN valido è in genere zero sui proventi da interesse di obbligazioni governative.

Hong Kong è in white list?

No, Hong Kong è storicamente esclusa dalla white list italiana. I titoli di Stato HKSAR e altri strumenti sovrani di Hong Kong scontano quindi il 26% sulle cedole e sui capital gain in capo a un residente italiano.

Un ETF di Treasuries beneficia del 12,5%?

In via generale no: gli ETF UCITS armonizzati sono tassati al 26% su distribuzioni e capital gain, indipendentemente dal sottostante. Esistono casi puntuali di ETF specifici interamente investiti in titoli di Stato white list per cui parte dei proventi può essere ricondotta al 12,5% in dichiarazione, ma è la procedura ordinaria a richiedere verifica documentale specifica e supporto del proprio commercialista. Per l'esposizione "pulita" al 12,5% conviene comprare il sovrano diretto.

Cosa succede se un paese viene rimosso dalla white list?

In linea generale l'aliquota agevolata si applica fino a quando il paese è in elenco; eventuali rimozioni hanno effetto dalla data dei provvedimenti modificativi e non con effetto retroattivo sui ratei già maturati nel periodo precedente. Per emissioni in essere e ratei in corso conviene seguire i comunicati del MEF e dell'Agenzia delle Entrate.

Metti in pratica

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